città porto

Le città porto vengono interpretate come straordinari crocevia di culture, nelle quali la “portualità”, ancor prima che il porto stesso come manufatto, costituisce una sorta di catalizzatore di accadimenti storici, di investimenti economici, di innovazioni tecnologiche, in altre parole, di invenzione progettuale.

Se per un verso gli epocali mutamenti del rapporto e della fisica relazione tra porto e città abbiano progressivamente condotto alla separazione della “piattaforma logistica dei container” dal corpo della città storica, o quanto meno alla crisi dei precedenti assetti urbani, che pur nella loro conflittualità, avevano conservato talune “frontalità” e “interdipendenze”, oggi le forme massive del “cruise tourism” propongono nuovi problemi di infrastrutturazione e di fruizione della città.

Così, la recentissima bancarotta della compagnia marittima Hanjin è forse il preludio di una crisi strutturale del trasporto container, le cui “magnifiche sorti e progressive” hanno condotto ad una ipertrofica specializzazione delle strutture portuali. Solo recentemente è cominciata una riflessione sulla necessaria flessibilità e polifunzionalità delle strutture portuali che riporta l’attenzione sui temi dell’integrazione con il territorio.

Marco D’Eramo, Vida portuaria, NLR 96, November-December 2015  download text

Il porto sepolto, G. Ungaretti, 1916

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto