In Empirismo eretico Pier Paolo Pasolini raccoglie nel 1972 (Garzanti, 1972, 1991 e 1995) i suoi interventi critici e polemici intorno a tre nuclei tematici fondamentali: la lingua, la letteratura e il cinema.

Si tratta dunque dell’officina in cui Pasolini riflette sulla propria attività artistica e nel contempo affina i propri strumenti espressivi di poeta, di romanziere e di regista cinematografico.

Scritti tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio del decennio successivo, gli articoli e saggi sono il frutto dell’impegno estetico, sociale e politico – nel senso più alto e ampio del termine – di Pasolini, e mettono in luce il suo ruolo in un periodo ricco di novità, frementi e contrasti.

Lo straordinario titolo trovato da Pasolini viene così reinterpretato nel laboratorio di progettazione urbanistica, cercando di coniugare la serietà dell’indagine sul campo – nel corpo vivo della città – con l’atteggiamento anticonformista e propositivo del progetto universitario.

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LABORATORIO DI URBANISTICA

problemi e contraddizioni della Regione Urbana

Il Laboratorio propone una riflessione critica sulle correnti categorie interpretative dell’insediamento contemporaneo: “rural-urban”, “sprawl”, “zwischenstadt”, “postmetropoli”. L’obiettivo è quello di coniugare la riflessione teorica sulla produzione dello spazio urbano con la definizione e l’uso di strumenti disciplinari appropriati; il progetto urbanistico ne costituisce il momento di verifica finale.

Quest’anno il lavoro di ricerca e progetto si concentra sulla Città Metropolitana milanese, non limitandosi ai confini amministrativi, ma guardando alle diverse scale delle fenomeniche in atto. In particolare, si vuole mettere in gioco il concetto consolidato di “periferia” legato alla mera distanza dal centro, considerando piuttosto la complessità delle dinamiche spaziali e sociali che ne determinano oggi le condizioni di marginalità e degrado.

Il Laboratorio mira anche a dare consapevolezza dei limiti e delle contraddizioni degli strumenti disciplinari di fronte agli scenari attuali, al necessario dialogo con altri saperi, ma allo stesso tempo si impegna in una “sperimentazione operativa” con strumenti specifici, sia di carattere procedurale (norme) che progettuale (manufatti).

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE URBANISTICA 2

città porto

Le città porto vengono interpretate come straordinari crocevia di culture, nelle quali la “portualità”, ancor prima che il porto stesso come manufatto, costituisce una sorta di catalizzatore di accadimenti storici, di investimenti economici, di innovazioni tecnologiche, in altre parole, di invenzione progettuale.

Se per un verso gli epocali mutamenti del rapporto e della fisica relazione tra porto e città abbiano progressivamente condotto alla separazione della “piattaforma logistica dei container” dal corpo della città storica, o quanto meno alla crisi dei precedenti assetti urbani, che pur nella loro conflittualità, avevano conservato talune “frontalità” e “interdipendenze”, oggi le forme massive del “cruise tourism” propongono nuovi problemi di infrastrutturazione e di fruizione della città.

Così, la recentissima bancarotta della compagnia marittima Hanjin è forse il preludio di una crisi strutturale del trasporto container, le cui “magnifiche sorti e progressive” hanno condotto ad una ipertrofica specializzazione delle strutture portuali. Solo recentemente è cominciata una riflessione sulla necessaria flessibilità e polifunzionalità delle strutture portuali che riporta l’attenzione sui temi dell’integrazione con il territorio.

Marco D’Eramo, Vida portuaria, NLR 96, November-December 2015  download text

genova

Il porto sepolto, G. Ungaretti, 1916

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto